Lo piange come un fratello maggiore, Renzo Ulivieri, presidente dell'Assoallenatori: «La nostra era un'amicizia lunga mezzo secolo. Gli volevo bene, ci volevamo bene. Lui allenatore della Fiorentina, a metà degli anni '70, io alla guida della Primavera viola. Carlo era avanti, ma di parecchio. Tatticamente aveva idee che andavano oltre la tradizione del calcio italiano. Grande, ironico, di un'umanità speciale. E di una moralità sanguigna. Come si dice, un uomo verticale, nel suo caso, pervia di quella sua figura imponente, un omone verticale».
Lutto non solo ad Ascoli, Firenze, Catanzaro, Bologna, Lecce, Pescara, Cagliari, Roma, la sua Roma, Napoli, Perugia, Brescia e Livorno, piazze che lo hanno visto protagonista ma per tutto il nostro calcio e per campioni assoluti come il già ricordato Totti, per Roberto Baggio, che con Mazzone ha vissuto le ultime pagine delle sue stagioni agonistiche, insieme a Pep Guardiola, che ne conserva un ricordo straordinario.
L'Associazione Italiana Allenatori Calcio si stringe al dolore della famiglia, nel ricordo di Carlo, il papà di tutti.